Da Calcutta alla Finlandia, passando per i The Zen Circus: le identità locali contano

Basta ascoltare i testi o le interviste per rendersi conto di quanto questi artisti siano mossi da ideali ben diversi, se non radicalmente progressisti. Ma ciò non toglie che il malessere, la nostalgia di un mondo più “a misura d’uomo”, o, forse, più correttamente, la “dignificazione della dimensione locale” scandiscano i testi dei cantautori contemporanei.

Edoardo d’Erme, in arte Calcutta, è uno dei personaggi di primo piano della scena musicale indipendente di questo decennio, genericamente apostrofata con il termine “indie”. Settimana scorsa, Calcutta ha fatto il pienone raccogliendo quasi 20mila fan allo stadio Francioni di Latina dove ha portato il suo ultimo disco. In un breve servizio realizzato dal gruppo editoriale GEDI, La Repubblica ha intervistato alcuni fan del cantantautore, presenti allo stadio già dalle prime ore. Al minuto 03:22 del video, incalzati dalle domande del giornalista, due ragazzi definiscono il genere indipendente così: “L’indie? Si tratta dell’esaltazione della Provincia”.

Un’affermazione qualunque, non fosse che, la sera primail gruppo pisano, The Zen Circus, in tour con l’ultimo album Il fuoco in una stanza e ospite del fetival di arte, cultura, sport e spettacolo, “Arde Forte”, aveva toccato lo stesso tema. Dal palco del Forte Ardeatino di Roma, il leader del gruppo, Andrea Appino, e i suoi colleghi hanno scherzato, negli interludi fra un brano e l’altro, sull’importanza dell’identità provinciale.

Vasco Brondi, Le luci della centrale elettrica, CC Flickr: Angela Schlafmütze

Del resto, basta scorrere rapidamente i testi di altri autori della stessa generazione, per veder emergere testimonianze simili un po’ ovunque. Viene in mente, per esempio, La Terra, L’Emilia, La Luna di Vasco Brondi (Le luci della centrale elettrica) e ancora, dello stesso autore, il recente brano, Nel profondo Veneto. Per non parlare del fenomeno Liberato, esaltazione dell’identità partenopea adattata agli anni 2010.

Insomma, se due indizi fanno una prova, la rivendicazione dell’identità locale è uno dei fili rossi che lega le esperienze musicali di questa generazione di artisti indipendenti. E, forse, non è una casualità.

Se è legittimo sostenere che possa esistere un legame tra l’evoluzione della società e delle dinamiche politiche, da un lato, e quelle artistiche, dall’altro, il riferimento costante alla Provincia può essere interpretato come manifestazione di un desiderio recondito, ovvero quello di “comunità” e di “radicamento territoriale”. In termini assoluti, si tratta di un sentimento che si è scontrato (e si scontra tutt’ora) spesso e volentieri (ma non necessariamente) con quello dell’universalismo e del cosmopolitismo.

Cosa c’entra con la politica? In Europa e nel mondo, i vari fenomeni Trump, Le Pen, Wilders, AFD, Salvini sono stati interpretati da molti come espressione di una resistenza degli individui di fronte al “caos della globalizzazione”, un grido di “orgoglio” e “identità”. Calcutta, Brondi, o i The Zen Circus sono quindi espressione della destra conservatrice? Niente affatto. Basta ascoltare i testi o le interviste per rendersi conto di quanto questi artisti siano mossi da ideali ben diversi, se non radicalmente progressisti. Ma ciò non toglie che il malessere, la nostalgia di un mondo più “a misura d’uomo”, o, forse, più correttamente, la “dignificazione della dimensione locale” scandiscano i testi dei cantautori contemporanei.

Tornando sul piano politico, la distanza fra gli immaginari dei cittadini dei centri metropolitani e delle aree rurali è una delle, se non la principale, spaccatura che forgia il conflitto sociale contemporaneo.

Ha influenzato la Brexit (con Londra e il nord del Regno Unito su posizioni opposte), ha portato Trump ad essere Presidente del paese più ricco al mondo e contribuisce, tutt’oggi a plasmare gli elettorati di destra e sinistra in molti paesi dell’Ue.

Al netto di posizionamenti ideologici opposti (destra e sinistra), di trame narrative che vogliono il “popolo” avversario delle “élites” (populismo), gli interessi delle aree rurali e delle grandi città sembrano divergere sempre di più. Si tratta di un conflitto inevitabile?