Oltre l’8 marzo. Le disuguaglianze nel dibattito internazionale

In Francia, in occasione della 41esima Giornata internazionale della donna, il Governo francese ha rivelato i contorni delle misure legislative che svilupperà per arginare la disuguaglianza salariale di genere (FranceInfo). Dal 2022, le aziende con più di 50 dipendenti che discrimineranno “ingiustificatamente” saranno penalizzate economicamente.

In Francia, in occasione della 41esima Giornata internazionale della donna, il Governo francese ha rivelato i contorni delle misure legislative che svilupperà per arginare la disuguaglianza salariale di genere (FranceInfo). Dal 2022, le aziende con più di 50 dipendenti che discrimineranno “ingiustificatamente” saranno penalizzate economicamente.

Su Le MondeThomas Breda (CNRS-Ecole d’économie de Paris), Elyès Jouini (Université Paris-Dauphine) et Clotilde Napp (CNRS, Université Paris-Dauphine) spiegano che esiste una correlazione tra i livelli di disuguaglianza economica di una società e il differenziale nei risultati ottenuti da studenti e studentesse nelle materie scientifiche.

Il Segretario generale dell’OCSE, Angel Gurría, discute il nesso tra disuguaglianze di genere e produttività economica (OCSE)

La Commissione europea ha pubblicato un rapporto che evidenzia le disuguaglianze di genere presenti nel settore IT. Mentre, a livello internazionale, ha ottenuto una grande copertura mediatica lo “sciopero di genere” spagnolo che ha coinvolto circa 5 milioni di donne (Reuters).

Una sezione dello studio del Parlamento europeo sull’impatto delle nuove tecnologie sul mondo del lavoro e l’economia sociale spiega che le prime rischiano di ampliare le disuguaglianze fra lavoratori qualificati e non. D’altra parte, c’è chi sostiene che il progresso tecnologico potrebbe ridurre il cosiddetto “gender time gap”, ovvero le disuguaglianze di genere nell’accesso all’occupazione, dovute alla mancata conciliazione lavoro-famiglia. Anche Stephen Hawking, nel suo ultimo post sul social media Reddit e datato 2016, ha trattato il tema della disuguaglianza, in relazione ai fenomeni dell’automazione e dello sviluppo tecnologico.

In Germania, il Partito socialdemocratico tedesco (SPD) ha promosso la nascita del “Forum sociale progressista”, una piattaforma politica che vuole dare voce alle minoranze, oltre a “combattere le disuguaglianze e l’economicizzazione della vita umana” (Sueddeutsche Zeitung). La Fondazione Friedrich-Ebert ha conferito il premio Hans-Matthöfer all’economista Branko Milanovic per il volume “Ingiustizia globale. Migrazioni, disuguaglianze e il futuro della classe media”.

Intanto, il tema della disuguaglianza sociale sarà anche al centro di una serie di inchieste-reportage che andranno in onda sul canale televisivo pubblico, ARD con l’obiettivo di stimolare un dibattito pubblico sui grandi temi che hanno causato nuove spaccature politiche nella società tedesca. Ma secondo il DIW (Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung), la disuguaglianza di reddito sarebbe calata, anche grazie al nuovo salario minimo federale (altre analisi confermano che la Germania è uno dei Paesi più egualitari, una volta considerati gli interventi di redistribuzione).

Il giornalista britannico-elvetico, Johann Hari, analizza il nesso tra depressione, ansia e disuguaglianze sociali (Big Think)

Oltremanica, in un articolo pubblicato dal The Guardian, Anna Leach accende un faro su una dimensione spesso trascurata della disuguaglianza, ovvero quella ambientale, legata, nel caso specifico, alle capacità dei minori di accedere a spazi verdi. Sarebbero soprattutto i bambini BAME (black, asian and minority ethnic, “neri, asiatici e minoranze etniche”) e provenienti dalle fasce più povere della popolazione a soffrirne.

Sulla stessa testata, Catherine Love rivela che il mondo del teatro britannico è ancora afflitto dalle disuguaglianze derivanti dall’appartenenza a classi sociali differenti. In questo senso, anche il mondo del cinema è finito al centro di uno scandalo legato alle disuguaglianze di compenso: la società di produzione della nota serie Netflix, The Crown, si è scusata pubblicamente per pratiche salariali discriminatorie di genere. La BBC ha invece trattato le disuguaglianze razziali sul mercato del lavoro brasiliano attraverso un portrait-reportage.

Un articolo comparso sulla testata The Economist smentisce un’affermazione del Primo ministro britannico, Theresa May, secondo il quale la disuguaglianza nel Regno Unito sarebbe al livello più basso da 30 anni a questa parte: il coefficiente di Gini utilizzato dall’Ons (Office for National Statistics, “Ufficio statistico nazionale”), sarebbe strutturalmente difettoso. Il Governo scozzese ha reso noto che gli indici di povertà e di disuguaglianza relativi alla propria popolazione sono aumentati nel corso degli ultimi anni.

Negli Stati Uniti, uno studio del Pew Research Center analizza le differenze di opinioni tra le generazioni silent generation, baby boomers, millennials genX con riferimento a una gamma di problematiche sociali. Secondo il sondaggio, la generazioni più anziana (silent generation) è quella meno preoccupata delle disuguaglianze economiche nel Paese.

Intanto, un progetto di giornalismo-data interattivo realizzato da Esri evidenzia i livelli di disuguaglianza nelle città americane. Ma uno esperimento condotto presso la Washington University – St. Louis dimostrerebbe che gli americani non sono interessati a politiche redistributive “à la Robin Hood”.

Uno studio ripreso da Salon The New York Times evidenzia invece i legami tra disuguaglianze e razzismo. Intanto, Bernie Sanders ha moderato un dibattito su povertà e disuguaglianze di reddito negli Stati Uniti: a detta degli organizzatori, ben 1.7 milioni di utenti avrebbero seguito la conversazione online.

Paul Krugman, parlando della performance economica dell’India ha affermato che i livelli di disuguaglianza rimangono un problema serio per il Paese asiatico.

Il co-fondatore di Facebook, Chris Hughes, parla di disuguaglianze salariali negli Stati Uniti presentando il suo libro sul tema (Bloomberg)

Su QuartzTim Rogan dedica un tributo all’economista internazionale Amartya Sen: “È a lui che dobbiamo tutte le analisi critiche moderne sulla disuguaglianza” (Aeon).

Su Der TagesspiegelAndrea Dernbach scrive del nesso tra disuguaglianza e democrazia ripercorrendo le pubblicazioni recenti di Thomas Piketty. Secondo Dernbach, la mancata riduzione dei livelli di disuguaglianza indica che i nostri sistemi democratici non stanno funzionando a dovere. Teoricamente e nel medio-lungo periodo, il potere decisionale dell’elettore dovrebbe garantire una riduzione delle disuguaglianze.

Joan Rosés e Nikolaus Wolf analizzano l’evoluzione della disuguaglianza fra Stati europei e, all’interno di questi, fra regioni, dall’inizio del secolo XX a oggi (Vox). In un podcast, Walter Scheidel (University of Stanford) parla del legame tra diminuzione della disuguaglianza e violenza politico-sociale.

László Andor e Huguenot-Noël, in un post pubblicato dal think tank European Policy Centre (EPC), sostengono che il prossimo Quadro di finanziamento pluriennale dell’Unione dovrebbe servire a ridurre le disuguaglianze causate dalla globalizzazione. Uno studio del think tank Bruegel firmato da Zsolt Darvas, evidenzia che l’Ue ha usato erroneamente indicatori relativi alle disuguaglianze tra redditi per misurare i tassi di povertà nel Continente, compromettendo il raggiungimento degli obiettivi prefissati dalla strategia di Lisbona.

Il professore di Harvard, Steven Pinker, sostiene che il mondo stia su una traiettoria di miglioramento in termini di povertà

Barra Roantree e Jonathan Shaw (Institute for Fiscal Studies) analizzano l’effetto delle politiche di welfare e redistributive nel Regno Unito nel breve e lungo periodo. La ricerca dimostra che gli effetti redistributivi  – e, quindi, di alleviamento delle disuguaglianze – possono variare in maniera sostanziale a seconda della prospettiva temporale che si prende in considerazione (lo studio è stato pubblicato dal Journal of Market Inequalities).

Su SmithsonianMatthew Shaer va sulle tracce di quella che potrebbe essere definita un’“archeologia della disuguaglianza”, descrivendo una ricerca condotta da Smith Timothy Kohler della Washington State University.

Un’analisi condotta da Valentin Lang (Università di Zurigo) e Marina Mendes Tavares (Imf) analizza gli effetti redistributivi del processo della globalizzazione. Gli autori confermano che, a fronte di un aumento assoluto del benessere globale, le disuguaglianze interne ai Paesi aumentano (Wiwo).

(ilSalto, 30.03.2018)

Photo CC Flickr: Antony Theobald