La fondazione Bertelsmann avvisa Merkel & co: “Fate come Macron, per combattere il populismo siate europeisti”

Il nuovo rapporto “Barometro sul populismo 2018” realizzato dalla Fondazione Bertelsmann in collaborazione con il centro di ricerca WZB, Infratest dimap, e presentato lunedì mattina a Berlino, invita i partiti tradizionali tedeschi a puntare sull’europeismo per affrontare le crescenti tendenze populiste nel Paese.

Ci sono altri temi, oltre all’europeismo che permetterebbero ai partiti tradizionali di aumentare il consenso fra gli elettori populisti e non? Sì, sono le politiche sociali. Queste convogliano l’interesse di persone con visioni politiche distanti fra loro. In particolare, lo studio menziona gli investimenti pubblici a favore delle politiche abitative.


Il servizio di France24 sulla bolla immobiliare nella capitale tedesca, Berlino.

Inoltre, anche le politiche fiscali possono giocare un ruolo nel ricompattare lo strato sociale: sia elettori populisti, che non, sono d’accordo che andrebbero “leggermente” aumentate le tasse per “i ricchi”. Infine, entrambi campi vedrebbero di buon occhio un aumento del livello democrazia nei meccanismi decisionali. Va detto però, che gli autori stessi del rapporto mitigano quest’ultimo risultato: non è detto, infatti, che il fine ultimo della democrazia diretta sia lo stesso per i due gruppi.

Il rapporto si basa su un sondaggio condotto su più di tre mila cittadini tedeschi, tra maggio e giugno del 2018. In primo luogo, i ricercatori hanno voluto analizzare il fenomeno del populismo in Germania in relazione allo schieramento lungo l’asse destra-sinistra e all’appartenenza partitica.

Secondariamente, è stato analizzato il rapporto fra le preferenze degli elettori riguardo ad alcune tematiche politiche. Il collocamento degli intervistati, mutualmente esclusivo, in uno dei tre schieramenti (populista, non populista, misto) è stato determinato attraverso la somministrazione di otto quesiti volti a isolare preferenze “anti-élites”, “sovraniste” e “anti-pluraliste”.

Più nel dettaglio, la batteria per identificare la dimensione populista, è stata composta  dalle seguenti domande:

  • I cittadini sono spesso d’accordo fra loro, ma i politici perseguono altri obiettivi
  • Preferirei essere rappresentato da un cittadino comune, piuttosto che da un politico
  • I partiti sono interessati soltanto ai voti dei cittadini, ma non si curano delle opinioni di questi ultimi
  • Le differenze di vedute politiche tra cittadini e politici sono maggiori rispetto a quelle tra gli stessi cittadini
  • Questioni rilevanti dovrebbero essere approvate tramite referendum e non dal Parlamento
  • I politici dovrebbero seguire sempre la volontà popolare
  • In Germania, i cittadini sono, in linea di principio, d’accordo riguardo a ciò che dovrebbe essere messo in pratica politicamente
  • Ciò che in politica si chiama compromesso, in realtà, non è altro che un tradimento dei principi

Rispetto a ogni quesito, all’intervistato è stata data l’occasione di rispondere se era “d’accordo”, “tendenzialmente d’accordo”, in “disaccordo”, oppure “tendenzialmente in disaccordo”. I cittadini che hanno scelto una delle prime due opzioni, sono stati collocati nel campo “populista”; chi invece ha fornito risposte miste, oppure esclusivamente negative, è stato inserito, rispettivamente, nei gruppi “misto” e “non-populista”. Il rapporto è stato curato da Robert Vehrkamp (Fondazione Bertelsmann) e Wolfgang Merkel (WZB).


Il video di Dani Rodrik per Project Syndicate che discute le differenze tra populismo economico e politico

Photo credits: Thomas Hawk Flickr

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