Il ministro delle finanze tedesco Scholz vuole un Fondo europeo contro la disoccupazione entro il 2018. Cosa ne pensa il Governo italiano?

Il ministro delle finanze tedesco, Olaf Scholz (SPD), vuole un Fondo europeo contro la disoccupazione entro il 2018, ma Merkel frena. E l’Italia? Tace.

Il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz (SPD, Partito socialdemocratico), sta lavorando a un piano per la creazione di un Fondo europeo contro la disoccupazione, lo European Unemployment Stabilisation Fund (EUSF). La notizia è circolata su alcune testate tedesche nel corso delle ultime settimane, dopo che Scholz ha rilasciato un’intervista alla testata Der Spiegel. Allo stesso tempo però, è clamorosamente passata in secondo piano in Italia e altrove, a causa delle negoziazioni sulla Brexit e dello scontro, tra Bruxelles e Roma, sulla legge di Bilancio.

Olaf Scholz, ministro delle Finanze della Germania (SPD).

I contenuti del piano contro la disoccupazione

Ma quali sono i contenuti del piano tedesco sull’EUSF? I dettagli sarebbero contenuti in un “non-paper” prodotto da una squadra di esperti del Ministero. In buona sostanza, si tratterebbe di un Fondo europeo, al quale, ogni paese membro UE, dovrebbe contribuire in proporzione alla propria capacità economica. Tradotto: la Germania sarebbe il principale contribuente. Gli stati potrebbero attingervi, sotto forma di prestiti, in tempi di crisi. L’EUSF – cita ancora Handelsblatt – avrebbe l’obiettivo di “rafforzare la solidarietà tra stati membri” e “stabilizzare l’Eurozona”.

«Scholz vorrebbe portare il piano sull’EUSF al Consiglio europeo dei ministri delle finanze del 3 dicembre prossimo, per poi farlo approvare ai Capi di stato dieci giorni dopo. Quello di dicembre sarà l’ultimo Consiglio del 2018 e, conseguentemente, il principale appuntamento istituzionale anteriore al lancio della campagna europea per il rinnovo del Parlamento»

In particolare, Scholz vorrebbe evitare la nascita di spirali delle disoccupazione in giro per l’Europa: a causa di deficit di bilancio fuori controllo, gli stati UE potrebbero infatti vedersi costretti a dichiarare un default per garantire il funzionamento degli armotizzatori sociali. Tecnicamente, l’elargizione dei prestiti dovrebbe essere approvata dagli stati membri, previa opinione della Commissione europea. Inoltre, i crediti andrebbero ripagati entro 5 anni dall’emissione. Tra le condizioni per l’ottenimento delle risorse del Fondo, ci sarebbe anche l’implementazione di sistemi di assicurazione nazionali efficienti.

Le tempistiche dell’EUSF

Handelsblatt scrive che Scholz vorrebbe portare il piano sull’EUSF al Consiglio europeo dei ministri delle finanze del 3 dicembre prossimo, per poi farlo approvare ai Capi di stato dieci giorni dopo. Quello di dicembre sarà l’ultimo Consiglio del 2018 e, conseguentemente, il principale appuntamento istituzionale anteriore al lancio della campagna europea per il rinnovo del Parlamento. Il Ministro socialdemocratico ha fretta di portare avanti il dossier perché – non è certo un segreto – in tempi di sfide elettorali, difficilmente vengono prese decisioni importanti.

«Bert Rürup, ex-presidente del Consiglio degli esperti economici della Germania, ha spiegato che un’assicurazione europea servirebbe anche a stimolare la crescita, perché aiuterebbe gli attori economici a farsi carico di rischi d’impresa nella transizione verso il digitale»

Ma come si è arrivati all’idea del Fondo? Il progetto è nato durante l’iniziativa inter-governativa franco-tedesca dello scorso giugno, a Meseberg. In quell’occasione, Scholz e il suo omologo francese, Bruno Le Maire, hanno trovato un’intesa sulle grandi linee. Successivamente, Scholz ha di nuovo posto il tema all’attenzione dei colleghi europei, nel corso del Consiglio di settembre, ricevendo però, va detto, una trattamento mite.

Bruno Le Maire, ministro dell’Economia della Francia.

In Germania, sia la SPD che i sindacati appoggiano il piano del Ministro. “[L’idea del Fondo] va nella direzione giusta”, ha affermato Reiner Hoffmann, segretario della Federazione sindacale tedesca (DGB). Il vice-capogruppo dei socialdemocratici al Bundestag, Achim Post, ha invitato il Governo ad “appoggiare Scholz”, in funzione di quanto definito a giugno con Macron.

«Quali sono state le reazione all’iniziativa a trazione SPD da parte degli altri paesi membri? Secondo Der Spiegel, il Primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez (PSOE, Partito socialista), avrebbe dichiarato il suo appoggio a Scholz. Anche la Slovacchia sarebbe tra i sostenitori del progetto, insieme a Parigi ovviamente»

Infine, Bert Rürup, ex-presidente del Consiglio degli esperti economici della Germania, ha spiegato che un’assicurazione europea servirebbe anche a stimolare la crescita, perché aiuterebbe gli attori economici a farsi carico di rischi d’impresa nella transizione verso il digitale.

Il no di Angela Merkel

Tutto rose e fiori? Non proprio. In realtà, dopo che sono trapelati i dettagli riguardo all’EUSF, il piano di Scholz ha incontrato anche molte resistenze. In un breve commento pubblicato sulla Frankfurter Allgemeine ZeitungManfred Schafers ha bocciato l’idea tirando in ballo Roma: “Il Governo italiano dimostra ogni giorno di più che non si cura delle regole europee”. In un tale contesto la proposta di Scholz “non offre i giusti incentivi”, ha scritto Schafers. Dal canto loro, anche i liberali dell’FDP (Partito liberale) hanno liquidato l’EUSF: “In questo momento, non serve a nulla risolvere i problemi dell’Europa con il trasferimento di risorse dei contribuenti tedeschi”, ha affermato Michael Theurer, vice-capogruppo al Parlamento.

«La creazione di un tale Fondo, sarebbe uno dei pochti passi rilevanti per provare a cambiare, effettivamente, “da dentro”, questa UE. E creare quei nessi di solidarietà, da lungo attesi, tra lavoratori di Paesi differenti»

Ma ben più importanti sono le bocciature che sono arrivate dagli stessi colleghi di Governo del Ministro delle finanze tedesco. Sia il ministro dell’Economia, Peter Altmaier (CDU, Partito cristiano democratico), che Angela Merkel, hanno espresso più di qualche perplessità. Secondo fonti del Der Spiegel, durante il Consiglio europeo di settimana scorsa, a Bruxelles, Merkel avrebbe confidato che il piano di Scholz andrebbe al di là di quanto concordato con Parigi a Meseberg e che, nel Gabinetto, ci sarebbero “opinioni discordanti”. Secondo le stesse fonti, Merkel avrebbe dichiarato che “a Dicembre, l’EUSF non sarà un tema all’ordine del giorno”.

Angela Merkel (CDU), Cancelliera della Repubblica federale tedesca.

Secondo un sondaggio condotto su 1200 cittadini tedeschi dall’istituto Allensbach, il 59,3 percento di elettori sarebbe contrario al piano Scholz. La percentuale sale al 63,8 percento tra chi è vicino alla CDU, fino a toccare l’85 percento tra coloro che simpatizzano per la destra radicale dell’Alternative für Deutschland (AFD). Ma il dato che dovrebbe preoccupare il Ministro socialdemocratico è quello che riguarda gli elettori del suo partito: solo il 50 percento approverebbe l’EUSF.

Le reazioni internazionali. L’Italia che dice?

E in Europa? Quali sono state le reazione all’iniziativa a trazione SPD da parte degli altri paesi membri? Secondo Der Spiegel, il Primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez (PSOE, Partito socialista), avrebbe dichiarato il suo appoggio a Scholz. Anche la Slovacchia sarebbe tra i sostenitori del progetto, insieme a Parigi ovviamente. Meno convinta, a detta di Handelsblatt, l’Austria che, tra l’altro, presiederà gli incontri del Consiglio fino a fine anno. Del resto, nel corso della scorsa primavera, il gruppo degli stati dell’area baltica, oltre alla stessa Austria e all’Olanda, avevano già tirato un freno a mano di fronte ai piani di riforma di Merkel e Macron, i quali, erano, addirittura, più vaghi del progetto EUSF.

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei ministri italiano.

Il grande assente dal dibattito è l’Italia. Che posizione ha preso Roma rispetto al piano di Scholz? Nel gran trambusto che c’è stato intorno all’approvazione della legge di Bilancio, non è arrivata alcuna informazione riguardo a questo dossier. I media italiani hanno sorvolato. La classe politica – non importa se di governo o d’opposizione – pure (nel 2016, il ministro Padoan fece una proposta sullo stesso tema). Eppure, la creazione di un tale Fondo, sarebbe uno dei pochti passi rilevanti per provare a cambiare, effettivamente, “da dentro”, questa UE. E creare quei nessi di solidarietà, da lungo attesi, tra lavoratori di Paesi differenti. Ammesso, ovviamente, che il tempo non sia già scaduto.

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