Il fenomeno migratorio in Europa: analisi dell’opinione pubblica

La Figura 4 indica che il 68% degli intervistati sostiene che quello dell’immigrazione irregolare sia un problema “serio” o “molto serio”. Un altro sondaggio Project 28 getta luce sulle motivazioni che, agli occhi degli europei, spingono i migranti a raggiungere il Vecchio Continente. La Figura 5 indica che il 54% degli intervistati ritiene che i migranti siano spinti da fattori “economici”. Al contrario, il 39% ritiene che un’assenza di sicurezza nei Paesi di origine sia il movente principale.
È interessante notare come l’interpretazione delle cause delle migrazioni sia funzione del Paese di residenza degli intervistati. Come illustra la Figura 6, la convizione che siano determinanti gli elementi “economici” è particolarmente radicata negli Stati dell’Est dell’Ue.

Perché l’immigrazione extra-Ue è un problema?

Al di là delle motivazioni (percepite) alla base degli spostamenti di centinaia di migliaia di migranti all’anno, resta da capire perché gli europei credono che l’immigrazione extra-Ue rappresenti un problema “serio” e “molto serio”.
Ancora una volta, i dati Project 28 ci permettono di andare avanti nell’analisi. La Figura 7 delinea l’opinione dei cittadini riguardo all’influenza dell’immigrazione su una serie di potenziali problemi sociali.
Il 62% degli intervistati ritiene che l’arrivo di immigrati nei loro Paesi di residenza aumenterà il “rischio di attentati terroristici e il tasso di criminalità”. Il 57% pensa altresì che il fenomeno possa danneggiare la “cultura nazionale”. Tre cittadini su quattro sostengono invece che l’immigrazione rappresenti un costo gravoso per le finanze dello Stato di accoglienza.

Le politiche per arginare l’immigrazione: un bilancio che spacca l’Europa

Cosa si può affermare riguardo all’opinione dei cittadini europei nei confronti delle politiche comunitarie messe in atto per affrontare la “crisi migratoria”?
La Figura 8 rappresenta le percentuali di approvazione delle politiche Ue a seconda dei Paesi membri di provenienza degli intervistati. In particolare, l’infografica si sofferma sulla valutazione del piano di ricollocamento forzato dei migranti dai Paesi di primo-arrivo (Grecia, Italia, Malta, Spagna) al resto dell’Europa.
Appare evidente come l’opinione pubblica europea sia spaccata su questo punto, con cittadini di Paesi come Italia e Grecia (ma anche: Germania, Lussemburgo, Malta, Olanda e Austria) nettamente a favore dei piani di “redistribuzione”, e cittadini dell’Est in netto disaccordo. Il valore medio Ue, vede il 47% in accordo con le politiche Ue e il 39% in disaccordo.
Un quadro invertito si ottiene quando si analizza invece l’opinione favorevole o contraria all’accordo che l’Ue ha siglato con la Turchia nella Primavera del 2016 (Figura 9): i Paesi coinvolti in quella che viene chiamata “rotta balcanica” dell’immigrazione (soprattutto, i Paesi Ue dell’Est, Sud-Est) vedono di buon occhio il patto sottoscritto con Ankara. Più scettici i Paesi dell’Europa occidentale.

I prossimi passi: la via nazionale contro quella comunitaria

Infine, grazie ai dati Eurobarometro pubblicati nel 2017, è possibile capire se – e come – gli europei credono che si debba continuare ad arginare il fenomeno migratorio. Ci sono pochi dubbi a riguardo: il 90% degli intervistati sostiene che “misure aggiuntive” siano necessarie (Figura 10). Per quanto riguarda le modalità di azione, il 38% appoggia misure comunitarie, mentre il 25% pensa che gli Stati membri debbano agire in autonomia. Un 21% appoggia invece manovre congiunte Ue-Stati membri. Anche in questo caso, le differenze tra Paesi sono sostanziali. Se l’Est dell’Europa privilegia interventi nazionali (lo stesso dicasi per il Regno Unito), il resto dell’UE pensa che sia meglio agire a livello comunitario o, almeno, in maniera congiunta.

Analisi dati: Alessandro Pellegata

Trattazione giornalistica: Alexander Damiano Ricci

(Quadrante Futuro, 09.10.2018)

Crediti fortografici Flickr: Gilbert Sopakuwa

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