Il dibattito tedesco sull’Italia. E sull’uscita dell’Italia dall’Ue

Hanno parlato di noi, di Italia. E lo hanno fanno in maniera seria, parlando dell’opportunità di un’uscita dall’Euro per il Belpaese, di crisi sistemica dell’Unione europea. È successo in Germania, all’ombra delle grandi notizie internazionali degli ultimi sette giorni, nel corso del Talk-show Maybrit Illner, sul secondo canale pubblico della televisione tedesca, ZDF, giovedì 7 giugno.

Hanno parlato di noi, di Italia. E lo hanno fanno in maniera seria, parlando dell’opportunità di un’uscita dall’Euro per il Belpaese, di crisi sistemica dell’Unione europea. È successo in Germania, all’ombra delle grandi notizie internazionali degli ultimi sette giorni, nel corso del Talk-show Maybrit Illner, sul secondo canale pubblico della televisione tedesca, ZDFgiovedì 7 giugno.

Alla discussione, nello studio televisivo, hanno partecipato il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz (SPD), il caporedattore della Die ZeitGiovanni di Lorenzol’ex guida del partito di estrema destra AFD (nonché fondatore), Bernd Lucke, il Segretario generale dei giovani della CDU, Paul ZiemackUlrike Guérot (direttrice dello European Democracy Lab e membro di DIEM25) e Sebastien Dullien (professore di Economia internazionale presso l’HTW di Berlino).

La discussione sullo stato dell’Italia inizia con un servizio che traccia un parallelo tra la crisi greca del 2015 e i recenti sviluppi nel Belpaese, e con l’evergreen Roberto Saviano che commenta la situazione. Di Maio e Salvini? Nella narrazione del trailer sono “due uomini che spaventano l’Europa”.

Il dibattito

Per Ulrike Guérot, la rabbia degli italiani “è stata trascurata. E Roma è stata lasciata sola nella crisi dei migranti”. I 5Stelle? “Ricordiamoci che i 5 punti iniziali” del loro programma “non erano poi così male”. Sulla stessa falsariga si pone Giovanni di Lorenzo che intona: “Dobbiamo accettare il risultato elettorale. E chiederci come siamo arrivati a tanto”.

Per Paul Ziemiak, invece, “non c’è ragione di preoccuparsi esageratamente”, anche perché “le proposte politiche elettorali si scontreranno presto con la realtà”. A differenza di Guérot, il giovane leader politico sostiene che “i problemi del’Italia non sono stati creati dall’Unione”.

Ma le prime “bombe” le getta proprio Lucke, economista polemico e liberista: “Credo che sia un bene avere al Governo persone che valutano criticamente l’Euro. Dobbiamo cercare di capire perché l’italia si trova in questo stato miserevole. Da quanto è entrata nell’Euro, l’Italia non è praticamente cresciuta […] Negli ultimi 25 anni, nell’Eurozona, l’Italia ha sperimentato stagnazione. Non c’è da stupirsi che le persone abbiano votato un ‘non possiamo andare avanti in questo modo’ […] L’Euro fa parte del problema dell’Italia, al netto degli incrostamenti dell’economia e della burocrazia che, però, esistevano anche prima della valuta comune”.

Sono parole forti che chiamano in causa l’intervento ‘moderato’ del ministro Scholz: “La mia convizione è che i problemi nei singoli Paesi possano essere affrontati meglio insieme”. E alla domanda della moderatrice Mybrit Illner se ‘l’Italia potrebbe tirare giù con sé nell’abisso l’intera Unione’, risponde: “Sono convinto che l’Italia non crollerà […] la realtà esiste e si deve scendere a patti con essa […] la sfida principale è stimolare crescita nel Paese […] dobbiamo riconoscere che i ministri del Governo si sono espressi a favore dell’Unione, lo stesso dicono i sondaggi riguardo all’opinione degli italiani […] è una buon punto di partenza […] d’altra parte dobbiamo anche comprendere che è normale se, in Italia, uno dei Paesi industriali più avanzati ci siano rivendicazioni che vadano in direzione di sistemi di tutela del welfare universali (il riferimento è a strumenti e politiche contro la disoccupazione)”.

Esiste però il rischio concreto di assistere a una escalation dei rapporti fra Italia e Germania, similmente a quanto accaduto con la Grecia nel 2015 (basta guardare alle prime pagine di Der Spiegel che hanno fatto il giro d’Europa).

Secondo Di Lorenzo è necessario usare “toni moderati […] parole come ‘clown’, utilizzate in passato da Steinbruck (candidato della SPD nelle elezioni del 2013 in Germania) per commentare Berlusconi, sono inadeguate […] spesso si guarda all’Italia con curiosità, del tipo: vediamo chi sono questi nuovi al governo […] ”. Ma la realtà è che “negli scorsi 100 anni, molto spesso, l’Italia è stata un laboratorio politico […] – pensiamo al Fascismo, all’Eurocomunismo, alla rottura dei rapporti tradizionali trai partiti negli anni ‘90, a Berlusconi precursore di Trump […] – che ha fatto da battistrada in Europa […] il governo M5S-Lega è soltanto l’ultimo esempio in questo senso”.

Contenimento dell’escalation a a parte, Ulrike Guérot spezza una lancia a favore dei Paesi del Sud Europa: “La Germania guadagna dall’Euro, acciacca i piedi agli altri e poi, quando questi mostrano dolore, si soprende […] dobbiamo smetterla con l’arroganza tedesca […] anche noi siamo nel torto quando sforiamo con l’export”.

Sono parole che, ovviamente, scatenano reazioni dure. Per Ziemiak, “in Italia, si devono portare avanti le riforme” e ci si deve preoccupare “della competitività, del sistema di educazione […] non è il momento di pensare a misure ad-hoc”.

Se c’è una proposta di policy italiana che ha fatto il giro della stampa internazionale nel corso dell’ultimo mese, è il famoso taglio del debito proposto prima ancora della formazione del Governo. Uno spettro che alimenta il paragone Atene 2015 – Roma 2018.

Il primo a stemperare il dibattito sul punto è ancora il ministro Scholz: “Dobbiamo riconoscere che queste idee non sono state, infine, portate avanti [dal Governo italiano] e non dovremmo [quindi] fermarci a discuterle […] Esiste una responsabilità dei governi che devono prendere delle decisioni concrete […] sono convinto che ognuno debba fare i conti con il principio di realtà […] Non posso accettare paragoni come quelli con la Grecia […] l’Italia rimane un Paese industriale di successo […] ”.

Ma la questione debito non si cancella certo con un colpo di slogan, per quanto ministeriale. E Illner incalza: l’Europa è ricattabile per colpa degli italiani?

Lucke getta benzina sul fuoco: “Ci sarebbero 150 miliardi di euro di costi per la Germania, se l’Italia dovesse diventare insolvente […] per l’Italia, ha senso uscire dall’Euro, perché il problema del Paese non è il debito, bensì la competitività […] in generale, il problema [dell’Unione] è l’area del Mediterraneo […] ”. A questo punto, Lucke menziona Savona e il piano B come testimonianza della ricattabilità della Germania. Ma è il Ministro Scholz a ricordare come, proprio per questo motivo, Savona non sia diventato Ministro delle finanze.

Sul punto della moneta unica, Ziemack afferma: “L’Italia è un paese sovrano; se vuole, può uscire dall’Euro […]”.

Una prospettiva diversa sulla crisi economica italiana ed europea la offre Sebastien Dullien: “Se riparte la crescita, il debito può essere ridotto […] ci sono problemi grandi nel sistema bancario italiano, ma erano molto più rilevanti qualche anno fa […] l’Italia è sulla buona strada […] parlando dell’Europa, in generale, sevono sistemi di assicurazione collettiva per essere pronti a sopperire a stati di crisi in determinati Paesi […] potrebbe capitare anche alla Germania, se dovesse sorgere un problema per l’industria automobilistica […] una dei nodi della crisi del Belpaese è dato dal fatto che Roma si è addentrata nella crisi attraverso misure di austerity […] se guardiamo ai livelli di investimento pubblico, questi ultimi sono regressivi […] ”

Il ministro Scholz richiama quindi i passi in avanti che sono stati fatti (a livello di negoazione, per ora) sul fronte delle riforme europee: ESM, Unione bancaria e della capacità di intervento fiscale: “Entro l’Estate verrano decise delle modifiche […] dobbiamo prendere in considerazione le caratteristiche di tutti i Paesi […] ”. I concetti fondamentali? I soliti: “Solidarietà e reponsabilità”. “Lo sviluppo del budget comune è importante […] non dovremmo dipingere l’Unione come un’Unione che non è solida […] ma è ovvio che dobbiamo andare avanti”

Eppure, i toni in studio rimangono euro-realisti (per non dire, critici). Giovanni di Lorenzo afferma: “Forse è arrivato il tempo di guardare all’Europa e accettare il fatto che abbiamo bisogno di una nuovo assetto istituzionale, nel quale i Paesi possano decidere se partecipare con convizione al progetto, o meno […] Non credo a un’Unione a tutti i costi […] E pernso anche che le esternazioni di Merkel, in risposta alle proposte di riforma di Macron, siano poco adatte alla costruzione di una campagna elettorale [vincente] per le europee 2019 […] serve ben altro”.

(ilSalto, 15.06.2018)

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