The European electorate as seen through the lenses of nostalgia

According to a new Bertelsmann report, “nostalgia” can be framed as a political tool to expand electoral bases. But how does the European geography of nostalgia look like? And how do political views of nostalgic and non-nostalgic persons differ?

In one of its latest reports, The power of the past – How nostalgia shapes European public opinion, the Bertelsmann foundation analysed the European electoral landscape through the lenses of the concept of “nostalgia”. Far from being a sentiment concerning the individuals only, nostalgia is a “political tool” as well, the report explains.

Researchers argue that both leaders on the far-right and far-left, such as Donald Trump, Jeremy Corbyn, Sarah Wagenknecht and Bernie Sanders “exploited feelings of nostalgia” to increase their electoral bases.

The analysis therefore investigates:

  • Who are nostalgic persons across Europe?
  • Where do nostalgic people place themselves on a left-right political spectrum?
  • What do nostalgic electorates support in terms of policy options?

The results of the report are based on a representative survey conducted in July 2018. The datasets provide information about the European Union as a whole, and about the five largest countries in terms of population: France, Germany, Italy, Poland, Spain. Overall, 10,885 EU citizens were involved in the study.

How did researchers catch the “degree of nostalgia” among interviewees? Respondents were given four options to reply to the single statement: “The world used to be a much better place”. Answer categories included “completely agree”, “agree”, “disagree”, and “completely disagree”. Interviewees opting for one of the first two answers were considered “nostalgic”, and vice-versa.

The results

Overall, 67 percent of EU citizens argue that the “world used to be a better place”. Whereas France, Germany, and Spain feature similar proportions (65, 61, and 64 are nostalgic), Italy stands out as the most nostalgic country. Contrarily, Poland appears to be the most future-oriented country, so to speak.

(Read the full article on European Data Journalism Network)

I Verdi, il jolly tedesco. Per un’Europa solidale

In seguito ai successi elettorali dello scorso ottobre in Assia e Baviera, il partito dei Verdi punta ora a fare il pieno anche alle prossime elezioni europee del 2019.

Ideologicamente antitetici alla destra dell’Alternativa per la Germania (AFD), gli ecologisti giocheranno la carta della formazione “pro-Europa”. Ma cosa prevede concretamente il programma elettorale?  

Innanzitutto più investimenti

Le risorse per il Quadro di finanziamento pluriennale (QFP, budget dell’Ue) che dovrebbero passare dall’attuale 1% al 1.3% del Pil. Le coperture verrebbero da un insieme di “risorse proprie” dell’Ue, a partire da una tassa sui profitti dei colossi dell’economia “digitale” e da un sistema unico di tassazione delle imprese.

C’è poi l’idea di un “Green New Deal” finanziato da maggiore “flessibilità” sulle regole sul deficit, tramite lo scorporo della spesa per investimenti dal saldo di bilancio nazionale.

Il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) dovrebbe a sua volta diventare uno strumento di lungo periodo, come anche il programma Garanzia giovani, da trasformare in un percorso di  formazione “duale” alla tedesca. Infine, c’è l’invito agli Stati membri ad aumentare le quote di capitale presso la Banca europea per gli investimenti (BEI).

I pilastri

Vi sono ambiziose proposte di riforma istituzionale, articolate in tre pilastri. Il primo è il budget per la stabilizzazione dell’Eurozona – obiettivo 1% del Pil – sotto la responsabilità del Parlamento europeo (PE) e coperto sia dalla tassazione sulle imprese che dalla lotta all’evasione. Il secondo pilastro è un’assicurazione di disoccupazione europea che vada a integrare gli schemi nazionali. Il terzo pilastro riguarda infine la trasformazione del Meccanismo europeo di stabilità (MES) in un Fondo monetario europeo per gestire le crisi finanziarie. Il MES andrebbe ancorato al PE, il quale avrebbe compiti di controllo e di “nomina” del direttore. Il Fondo dovrebbe assicurare che nella definizione e valutazione dei piani di riforme strutturali vengano considerate anche le conseguenze sociali. Sarebbero previsti “crediti preventivi” senza contropartita per proteggere Paesi in crisi dalla speculazione finanziaria.


Inoltre, i Verdi sponsorizzano la creazione di un meccanismo di rientro da livelli di debito pubblico eccessivi. Come? Tramite l’istituzione di un fondo comune per elargire prestiti a tassi scontati funzionali al ripagamento di quote di debito eccedenti il 60% del Pil. ll modello è quello formulato dal Consiglio di Esperti economici della Germania nel 2012 e prevede diritto di accesso alla linea di credito solo per Paesi che rispettano il Patto di stabilità. Infine, c’è l’invito a cumulare le cariche di Commissario agli Affari economici e di Presidente dell’Eurogruppo.

Politiche sociali

Molta enfasi è infine posta sulle politiche sociali. Oltre allo schema di disoccupazione paneuropeo, i Verdi vorrebbero che i “diritti sociali ancorati ai Trattati” avessero il valore di “diritti fondamentali”, “al pari delle libertà fondamentali” e che, quindi, potessero essere impugnati dai singoli cittadini presso la Corte di giustizia europea. Il programma prevede poi l’estensione dell’istituto della mittbestimmung (cogestione) a tutti gli Stati membri, nonché l’istituzione di livelli del salario minimo in tutti i Paesi Ue e controlli più stringenti per garantire il rispetto della nuova Direttiva sui lavoratori mobili.

I sondaggi confermano che i Verdi sono appaiati alla SPD (partito socialdemocratico). A livello nazionale, è stato addirittura ipotizzato uno scambio al governo tra SPD e Verdi, a fianco della CDU. La credibilità dello scenario dipende anche dai risultati effettivi delle elezioni europee.

(Pubblicato originariamente su Corriere della Sera – L’Economia, 17.12.2018)

The French law against misinformation: What’s the fuss about?

Only a week after Parliament approved it, a new French anti-misinformation law is already receiving pushback.

More than 50 senators from the French Republican Party (LR) and the Centrist Union group appealed to the Constitutional court over the law, which is among the first of its kind in Europe.

The lawmakers of the opposition parties argued that the law falls short of the principle of proportional justice20minutes reported. More specifically, it appears that senators contest the powers granted to judges to shut down news deemed to be fake within 48 hours from notification. Likewise, they argue that the law conflicts with already existing penal codes as it foresees crimes related to the lack of transparency of online platforms.

The appeal is only the latest twist in the French legislative tale that started back in January 2018, when President Emmanuel Macron decided to take a stand against fake news. Last week’s final approval came after the Senate rejected the provision twice, and a special conciliatory committee failed to orchestrate an agreement between the Assembly and the Senate earlier this year. The Constitutional Court is now expected to rule over the matter within a month.

But the question remains: What’s all the fuss about?

(Read the full article on Poynter)

Davvero Salvini ha sempre votato contro la salvaguardia dell’ambiente in Europa?

Dopo i disastri causati dal maltempo in Italia nelle ultime settimane, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha promesso che il governo mobiliterà tutte le risorse disponibili per aiutare le comunità colpite, tra cui il Fondo europeo di solidarietà. Il leader della Lega ha anche dichiarato che i danni sarebbero il risultato di «troppi anni di incuria e malinteso ambientalismo da salotto».

Il 6 novembre, l’eurodeputata del Partito Democratico Simona Bonafè ha scritto un articolo su Democratica – sito di informazione del Partito Democratico – e su Twitter che «Salvini grida all’emergenza», quando ha votato «contro tutti i provvedimenti a tutela dell’ambiente» durante la sua carriera da deputato europeo.

Ma è davvero così? Verifichiamo.

(Continua su Pagella Politica)

Europe’s wealth at a glance

Forecasts for 2023, show that across the EU, the median wealth per adult is on the rise. However, it is still unclear if the distribution of wealth will become more balanced in the future. Germany tops the ranking of EU countries with the highest number of millionaires holding more than $ 50 mln of wealth.

The Credit Suisse Research Institute published its ninth edition of the Global Wealth Report. The document provides up-to-date information on global household wealth, as much as insights into the potential dynamics of wealth-growth until 2023. The Global Wealth Report databook defines net worth as “the marketable value of financial assets plus non-financial assets (principally housing and land) less debt”.

We scraped the data provided by Credit Suisse to take a look exclusively at some facets of the evolution of wealth across EU countries, such as:

  • the forecasted development of the median wealth per adult across the EU between 2017 and 2023
  • the projection of the numbers of millionaires in EU countries with wealth, respectively, higher than 1 mln US $ and 50 mln US $
  • the evolution of the difference between the average and median wealth per adult in EU countries between 2017 and 2023

In the first two charts, we provide an insight into the “world of millionaires” across the EU. We follow the distinction offered by the report, which splits this wealthy group into two groups, at a threshold of 50 mln US $ of individual net worth. For the sake of readability, we clustered the countries into three groups, respectively occupying the front, middle and end of the ranking (based on starting positions, in 2017).

Focusing on the front runners of this particular “league”, the forecast for 2023 shows that Germany tops the ranking concerning the absolute number of millionaires holding more than $ 50 mln of wealth in assets, followed by the UK and Italy.

(Read the full article on European Data Journalism Network)

Il ministro delle finanze tedesco Scholz vuole un Fondo europeo contro la disoccupazione entro il 2018. Cosa ne pensa il Governo italiano?

Il ministro delle finanze tedesco, Olaf Scholz (SPD), vuole un Fondo europeo contro la disoccupazione entro il 2018, ma Merkel frena. E l’Italia? Tace.

Il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz (SPD, Partito socialdemocratico), sta lavorando a un piano per la creazione di un Fondo europeo contro la disoccupazione, lo European Unemployment Stabilisation Fund (EUSF). La notizia è circolata su alcune testate tedesche nel corso delle ultime settimane, dopo che Scholz ha rilasciato un’intervista alla testata Der Spiegel. Allo stesso tempo però, è clamorosamente passata in secondo piano in Italia e altrove, a causa delle negoziazioni sulla Brexit e dello scontro, tra Bruxelles e Roma, sulla legge di Bilancio.

Olaf Scholz, ministro delle Finanze della Germania (SPD).

I contenuti del piano contro la disoccupazione

Ma quali sono i contenuti del piano tedesco sull’EUSF? I dettagli sarebbero contenuti in un “non-paper” prodotto da una squadra di esperti del Ministero. In buona sostanza, si tratterebbe di un Fondo europeo, al quale, ogni paese membro UE, dovrebbe contribuire in proporzione alla propria capacità economica. Tradotto: la Germania sarebbe il principale contribuente. Gli stati potrebbero attingervi, sotto forma di prestiti, in tempi di crisi. L’EUSF – cita ancora Handelsblatt – avrebbe l’obiettivo di “rafforzare la solidarietà tra stati membri” e “stabilizzare l’Eurozona”.

«Scholz vorrebbe portare il piano sull’EUSF al Consiglio europeo dei ministri delle finanze del 3 dicembre prossimo, per poi farlo approvare ai Capi di stato dieci giorni dopo. Quello di dicembre sarà l’ultimo Consiglio del 2018 e, conseguentemente, il principale appuntamento istituzionale anteriore al lancio della campagna europea per il rinnovo del Parlamento»

In particolare, Scholz vorrebbe evitare la nascita di spirali delle disoccupazione in giro per l’Europa: a causa di deficit di bilancio fuori controllo, gli stati UE potrebbero infatti vedersi costretti a dichiarare un default per garantire il funzionamento degli armotizzatori sociali. Tecnicamente, l’elargizione dei prestiti dovrebbe essere approvata dagli stati membri, previa opinione della Commissione europea. Inoltre, i crediti andrebbero ripagati entro 5 anni dall’emissione. Tra le condizioni per l’ottenimento delle risorse del Fondo, ci sarebbe anche l’implementazione di sistemi di assicurazione nazionali efficienti.

Le tempistiche dell’EUSF

Handelsblatt scrive che Scholz vorrebbe portare il piano sull’EUSF al Consiglio europeo dei ministri delle finanze del 3 dicembre prossimo, per poi farlo approvare ai Capi di stato dieci giorni dopo. Quello di dicembre sarà l’ultimo Consiglio del 2018 e, conseguentemente, il principale appuntamento istituzionale anteriore al lancio della campagna europea per il rinnovo del Parlamento. Il Ministro socialdemocratico ha fretta di portare avanti il dossier perché – non è certo un segreto – in tempi di sfide elettorali, difficilmente vengono prese decisioni importanti.

«Bert Rürup, ex-presidente del Consiglio degli esperti economici della Germania, ha spiegato che un’assicurazione europea servirebbe anche a stimolare la crescita, perché aiuterebbe gli attori economici a farsi carico di rischi d’impresa nella transizione verso il digitale»

Ma come si è arrivati all’idea del Fondo? Il progetto è nato durante l’iniziativa inter-governativa franco-tedesca dello scorso giugno, a Meseberg. In quell’occasione, Scholz e il suo omologo francese, Bruno Le Maire, hanno trovato un’intesa sulle grandi linee. Successivamente, Scholz ha di nuovo posto il tema all’attenzione dei colleghi europei, nel corso del Consiglio di settembre, ricevendo però, va detto, una trattamento mite.

Bruno Le Maire, ministro dell’Economia della Francia.

In Germania, sia la SPD che i sindacati appoggiano il piano del Ministro. “[L’idea del Fondo] va nella direzione giusta”, ha affermato Reiner Hoffmann, segretario della Federazione sindacale tedesca (DGB). Il vice-capogruppo dei socialdemocratici al Bundestag, Achim Post, ha invitato il Governo ad “appoggiare Scholz”, in funzione di quanto definito a giugno con Macron.

«Quali sono state le reazione all’iniziativa a trazione SPD da parte degli altri paesi membri? Secondo Der Spiegel, il Primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez (PSOE, Partito socialista), avrebbe dichiarato il suo appoggio a Scholz. Anche la Slovacchia sarebbe tra i sostenitori del progetto, insieme a Parigi ovviamente»

Infine, Bert Rürup, ex-presidente del Consiglio degli esperti economici della Germania, ha spiegato che un’assicurazione europea servirebbe anche a stimolare la crescita, perché aiuterebbe gli attori economici a farsi carico di rischi d’impresa nella transizione verso il digitale.

Il no di Angela Merkel

Tutto rose e fiori? Non proprio. In realtà, dopo che sono trapelati i dettagli riguardo all’EUSF, il piano di Scholz ha incontrato anche molte resistenze. In un breve commento pubblicato sulla Frankfurter Allgemeine ZeitungManfred Schafers ha bocciato l’idea tirando in ballo Roma: “Il Governo italiano dimostra ogni giorno di più che non si cura delle regole europee”. In un tale contesto la proposta di Scholz “non offre i giusti incentivi”, ha scritto Schafers. Dal canto loro, anche i liberali dell’FDP (Partito liberale) hanno liquidato l’EUSF: “In questo momento, non serve a nulla risolvere i problemi dell’Europa con il trasferimento di risorse dei contribuenti tedeschi”, ha affermato Michael Theurer, vice-capogruppo al Parlamento.

«La creazione di un tale Fondo, sarebbe uno dei pochti passi rilevanti per provare a cambiare, effettivamente, “da dentro”, questa UE. E creare quei nessi di solidarietà, da lungo attesi, tra lavoratori di Paesi differenti»

Ma ben più importanti sono le bocciature che sono arrivate dagli stessi colleghi di Governo del Ministro delle finanze tedesco. Sia il ministro dell’Economia, Peter Altmaier (CDU, Partito cristiano democratico), che Angela Merkel, hanno espresso più di qualche perplessità. Secondo fonti del Der Spiegel, durante il Consiglio europeo di settimana scorsa, a Bruxelles, Merkel avrebbe confidato che il piano di Scholz andrebbe al di là di quanto concordato con Parigi a Meseberg e che, nel Gabinetto, ci sarebbero “opinioni discordanti”. Secondo le stesse fonti, Merkel avrebbe dichiarato che “a Dicembre, l’EUSF non sarà un tema all’ordine del giorno”.

Angela Merkel (CDU), Cancelliera della Repubblica federale tedesca.

Secondo un sondaggio condotto su 1200 cittadini tedeschi dall’istituto Allensbach, il 59,3 percento di elettori sarebbe contrario al piano Scholz. La percentuale sale al 63,8 percento tra chi è vicino alla CDU, fino a toccare l’85 percento tra coloro che simpatizzano per la destra radicale dell’Alternative für Deutschland (AFD). Ma il dato che dovrebbe preoccupare il Ministro socialdemocratico è quello che riguarda gli elettori del suo partito: solo il 50 percento approverebbe l’EUSF.

Le reazioni internazionali. L’Italia che dice?

E in Europa? Quali sono state le reazione all’iniziativa a trazione SPD da parte degli altri paesi membri? Secondo Der Spiegel, il Primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez (PSOE, Partito socialista), avrebbe dichiarato il suo appoggio a Scholz. Anche la Slovacchia sarebbe tra i sostenitori del progetto, insieme a Parigi ovviamente. Meno convinta, a detta di Handelsblatt, l’Austria che, tra l’altro, presiederà gli incontri del Consiglio fino a fine anno. Del resto, nel corso della scorsa primavera, il gruppo degli stati dell’area baltica, oltre alla stessa Austria e all’Olanda, avevano già tirato un freno a mano di fronte ai piani di riforma di Merkel e Macron, i quali, erano, addirittura, più vaghi del progetto EUSF.

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei ministri italiano.

Il grande assente dal dibattito è l’Italia. Che posizione ha preso Roma rispetto al piano di Scholz? Nel gran trambusto che c’è stato intorno all’approvazione della legge di Bilancio, non è arrivata alcuna informazione riguardo a questo dossier. I media italiani hanno sorvolato. La classe politica – non importa se di governo o d’opposizione – pure (nel 2016, il ministro Padoan fece una proposta sullo stesso tema). Eppure, la creazione di un tale Fondo, sarebbe uno dei pochti passi rilevanti per provare a cambiare, effettivamente, “da dentro”, questa UE. E creare quei nessi di solidarietà, da lungo attesi, tra lavoratori di Paesi differenti. Ammesso, ovviamente, che il tempo non sia già scaduto.

Politica e partiti in Europa: le notizie chiave della settimana

Il fenomeno Vox, all’ombra della crisi catalana e degli accordi tra PSOE e Podemos

In Spagna, Podemos e il Partito socialista (PSOE) hanno siglato un accordo per la finalizzazione della Legge di bilancio 2019. Tante le novità: dall’aumento del salario minimo, agli investimenti nei servizi di welfare per l’infanzia, passando per una modifica della politica fiscale, caratterizzata dall’aumento dell’aliquota sull’imposta patrimoniale.

Gobierno y Unidos Podemos sientan las bases de una alianza a seis meses de autonómicas y municipales - El Diario

Pablo Iglesias: “Los presupuestos son el inicio a nueva etapa en la política económica de España” - El Pais

ERC y PDeCAT condicionan su apoyo a los Presupuestos a un gesto hacia los presos y la autodeterminación - El Pais

El PP y Ciudadanos, sobre el pacto de Presupuestos: “Es un brindis al sol” - El Pais

El PP advierte de que "no salen las cuentas" y que España "pasará hambre como en Venezuela" - El Mundo

Bruselas evita opinar sobre el acuerdo presupuestario del Gobierno y Unidos Podemos hasta su "presentación formal a la Comisión" -  El Diario

Colau dice que regulará "inmediatamente" el precio de los alquileres si se cumple el acuerdo de presupuestos - El Diario

L’opposizione ha espresso preoccupazioni riguardo alla tenuta della manovra e ha chiamato in causa Bruxelles. Qualcuno ha addirittura evocato uno scenario “venezuelano”. Inoltre, i partiti indipendentisti catalani – in piena crisi – hanno già fatto intendere che, per appoggiare l’accordo, richiederanno misure aggiuntive.

In secondo luogo, il PSOE andaluso ha annunciato elezioni anticipate nella regione meridionale della Pensiola iberica. Il partito centrista, Ciudadanos, ha annunciato che non intende appoggiare una nuova legislatura dei socialisti. Sono meno chiare le intenzioni di Podemos, soprattutto alla luce del patto nazionale sulla Legge di bilancio.

Andalusian premier Susana Díaz calls early elections for southern region - El Pais

Las elecciones andaluzas presentan el escenario más abierto en 36 años - El Pais

Susana Díaz adelanta las elecciones andaluzas al 2 de diciembre y agita el tablero político nacional - El Diario

Ciudadanos advierte de que no pactará para que el PSOE repita Gobierno en Andalucía - El Pais

Infine, il partito Vox sembra guadagnare sempre più consensi. Cosa è Vox? Una formazione politica di estrema destra. Vox si aggiunge al già vasto panorama di partiti nazionalisti in Europa (vedi anche video).

Il Primo ministro, Pedro Sanchez, ha accusato il Partito conservatore (PP) per il successo di Vox (che, comunque, arriva appena all’1 percento nelle intenzioni di voto). In Particolare, il leader dei socialdemocratici ha attaccato il Segretario generale dei conservatori, Pablo Casado, per aver radicalizzato la dinamica politica spagnola negli ultimi mesi.

El 'momento Vox' y su extraño populismo - El Mundo

Aznar lamenta que el centro derecha esté fracturado en PP, Ciudadanos y Vox - El Mundo

Pedro Sánchez: “La radicalización de la oposición alimenta a la ultraderecha” - El Pais

Sánchez acusa a Casado de "radicalizar" al PP y le exige que "recupere la moderación" - El Mundo
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Tutte le notizie sui movimenti di estrema destra in Europa

Negli ultimi giorni, molti media si sono occupati dell’incontro fra Marine Le Pen, leader del partito francese, Rassemblement National, e il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, a Roma. Alcune testate hanno anche trattato nuovamente la nascita e crescita dell’internazionale populista di destra in Europa.

Le Pen voyage à Rome pour afficher sa proximité avec Salvini - Le Monde

Salvini e Le Pen all'attacco dell'Ue. E lanciano il "Fronte della libertà" alle prossime elezioni europee - Repubblica

Va-t-on vers une organisation européenne national-populiste? - Iris

Trust in Europe’s illiberal governments grows - Financial Times

Al di là dell’incontro Salvini-Le Pen, ci sono alcune notizie legate agli sviluppi dei movimenti di estrema destra in Europa che sono passate inosservate.

Le azioni “dorate” di Orban

In Ungheria, il Primo ministro, Viktor Orban, ha negato l’organizzazione di manifestazioni contro il Presidente turco, Ergodan, in visita a Budapest.

Viktor Orban, Primo ministro ungherese
Viktor Orban, Primo ministro dell’Ungheria

Inoltre, lo stesso Orban ha recentemente inviato una lettera al partito neo-nazista greco, Alba Dorata. Nella corrispondenza, il leader ungherese  ha ringraziato il Partito greco per averlo sostenuto nelle votazioni sull’attivazione dell’art. 7 dei Trattati europei contro l’Ungheria.

Vor Staatsbesuch: Ungarns Regierung verbietet Proteste gegen Erdogan - Der Spiegel

Hungary’s Orbán thanks Greek far-right Golden Dawn for its support - Euractiv
Guarda il video di sintesi

I movimenti e il panorama dell’estrema destra in Germania

In Germania, desta ancora preoccupazione la realtà di Chemnitz. Si tratta della cittadina dove, qualche settimana fa, si sono susseguite manifestazioni infiltrate da movimenti di estrema destra. Più nel dettaglio, la polizia ha da poco smantellato un’organizzazione terroristica, ideologicamente di destra, dal nome “Revolution Chemnitz“.

Neonazi-Treffen in Apolda: Rechte werfen Steine auf Polizisten, acht Beamte verletzt - Sueddeutsche Zeitung

Terrorgruppe "Revolution Chemnitz" : Rechtsradikaler Umsturz geplant - Sueddeutsche Zeitung

Rechtsextremismus: "Teile der rechtsradikalen Minderheit sind zu allem fähig" - Sueddeutsche Zeitung 

Rechtsextremismus: Wegen „Revolution Chemnitz“ – SPD fühlt sich im Fall Maaßen bestätigt - Handelsblatt

La cittadina tedesca di Chemnitz vista dall'alto. Chemnitz è detta anche "Karl Marz Stadt"
La cittadina tedesca di Chemnitz vista dall’alto

Nella regione Sachsen-Anhalt, invece, un gruppo di estremisti ha accoltellato un giornalista. Secondo i media, durante il fatto, gli assalitori si sarebbero esibiti anche nel saluto romano.

Germany's Extremism Problem: Officials Zero In on Neo-Nazi Terror Cell - Der Spiegel

Rechtsextreme Attacke: Journalist in Sachsen-Anhalt niedergestochen - Frankfurter Allgemeine Zeitung
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Catalogna: ecco cosa è successo dopo l’anniversario 1-O del referendum

Settimana scorsa, a un anno di distanza dal referendum catalano del 2017, gli indipendentisti della Catalogna sono nuovamente scesi in piazza nella città di Barcellona sotto l’acronimo 1-O (“1 ottobre”). Inoltre, gli ultimi dieci giorni di politica spagnola hanno visto susseguirsi scambi di battute, a tratti duri, tra Madrid e le autorità catalane. Fino a un colpo di scena finale.

Spanish PM to Catalan premier: “Violence is not the way” - El Pais

Spanish PM: Catalan politics belong ‘in parliament’ - Politico

Catalan leader issues ultimatum to Madrid for independence vote - Financial Times

Spanish government to Catalan leader: “We don’t accept ultimatums” - El Pais

El referéndum del 1-O también fue 'fake news' - El Mundo
Scaramucce tra Catalogna e Madrid

Nel giorno dell’anniversario del referendum – e in quelli immediatamente successivi – il Primo ministro socialista, Pedro Sánchez (PSOE), ha cercato di tenere sotto controllo la situazione. Alcune proteste, coordinate in molte occasioni dai CDS, i Comitati di difesa della Repubblica catalana, sono sfociate in scontri violenti.

La posizione moderata del Primo ministro è significativa se si pensa che, oltre agli atti di violenza, anche il Presidente catalano, Quim Torra, è tornato a usare parole forti in occasione delle celebrazioni dell’anniversario. Più nel dettaglio, Torra ha parlato dell’organizzazione di un nuovo “referendum” e di “ultimatum” per Madrid.

Las movilizaciones por el 1-O, en imágenes - El Pais

Quim Torra se reunió con los CDR para fijar una estrategia común - El Mundo

La universidad catalana reclama "libertad ideológica" en los campus - El Mundo

División en el soberanismo: Gabriel Rufián advierte a Quim Torra que "los ultimátums los carga el diablo" - El Mundo

Di fronte alle manifestazioni e alle parole del leader catalano, è intervenuto anche il Segretario generale del partito Ciudadanos, Albert Rivera. Quest’ultimo ha chiesto al Primo ministro di attivare nuovamente il noto articolo 155.

L’applicazione di questa norma prevederebbe una forte riduzione dell’autonomia operativa delle istituzioni  regionali catalane. Anno scorso, il 155 era stato attivata dall’ex-Primo ministro conservatore, Mariano Rajoy (PP), in seguito al referendum illegale per organizzare nuove elezioni in Catalogna. Dopo l’insediamento del nuovo governo regionale, la norma ha però perso effetto.

Rivera ha anche proposto di modificare la legge elettorale. Questa azione servirebbe a diminuire l’influenza dei partiti nazionalisti nel Parlamento nazionale. Si tratta di un dettaglio imporante. Attualmente, i deputati indipendentisti presenti nella Camera, stanno infatti utilizzando il voto sul bilancio annuale nazionale per fare leva su Madrid.

Ma per il momento, il Primo ministro spagnolo sembra convinto nel proseguire con la nuova politica “di distensione”.

Rivera quiere que el Congreso inste al Gobierno a aplicar el 155 en Cataluña - El Pais

La crisis secesionista evidencia la falta de rumbo de Torra - El Pais

Rivera emplaza a Casado a modificar la ley electoral contra los nacionalistas para evitar que "condicionen gobiernos" - El Diario

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