Politica e partiti in Europa: le notizie chiave della settimana

Il fenomeno Vox, all’ombra della crisi catalana e degli accordi tra PSOE e Podemos

In Spagna, Podemos e il Partito socialista (PSOE) hanno siglato un accordo per la finalizzazione della Legge di bilancio 2019. Tante le novità: dall’aumento del salario minimo, agli investimenti nei servizi di welfare per l’infanzia, passando per una modifica della politica fiscale, caratterizzata dall’aumento dell’aliquota sull’imposta patrimoniale.

Gobierno y Unidos Podemos sientan las bases de una alianza a seis meses de autonómicas y municipales - El Diario

Pablo Iglesias: “Los presupuestos son el inicio a nueva etapa en la política económica de España” - El Pais

ERC y PDeCAT condicionan su apoyo a los Presupuestos a un gesto hacia los presos y la autodeterminación - El Pais

El PP y Ciudadanos, sobre el pacto de Presupuestos: “Es un brindis al sol” - El Pais

El PP advierte de que "no salen las cuentas" y que España "pasará hambre como en Venezuela" - El Mundo

Bruselas evita opinar sobre el acuerdo presupuestario del Gobierno y Unidos Podemos hasta su "presentación formal a la Comisión" -  El Diario

Colau dice que regulará "inmediatamente" el precio de los alquileres si se cumple el acuerdo de presupuestos - El Diario

L’opposizione ha espresso preoccupazioni riguardo alla tenuta della manovra e ha chiamato in causa Bruxelles. Qualcuno ha addirittura evocato uno scenario “venezuelano”. Inoltre, i partiti indipendentisti catalani – in piena crisi – hanno già fatto intendere che, per appoggiare l’accordo, richiederanno misure aggiuntive.

In secondo luogo, il PSOE andaluso ha annunciato elezioni anticipate nella regione meridionale della Pensiola iberica. Il partito centrista, Ciudadanos, ha annunciato che non intende appoggiare una nuova legislatura dei socialisti. Sono meno chiare le intenzioni di Podemos, soprattutto alla luce del patto nazionale sulla Legge di bilancio.

Andalusian premier Susana Díaz calls early elections for southern region - El Pais

Las elecciones andaluzas presentan el escenario más abierto en 36 años - El Pais

Susana Díaz adelanta las elecciones andaluzas al 2 de diciembre y agita el tablero político nacional - El Diario

Ciudadanos advierte de que no pactará para que el PSOE repita Gobierno en Andalucía - El Pais

Infine, il partito Vox sembra guadagnare sempre più consensi. Cosa è Vox? Una formazione politica di estrema destra. Vox si aggiunge al già vasto panorama di partiti nazionalisti in Europa (vedi anche video).

Il Primo ministro, Pedro Sanchez, ha accusato il Partito conservatore (PP) per il successo di Vox (che, comunque, arriva appena all’1 percento nelle intenzioni di voto). In Particolare, il leader dei socialdemocratici ha attaccato il Segretario generale dei conservatori, Pablo Casado, per aver radicalizzato la dinamica politica spagnola negli ultimi mesi.

El 'momento Vox' y su extraño populismo - El Mundo

Aznar lamenta que el centro derecha esté fracturado en PP, Ciudadanos y Vox - El Mundo

Pedro Sánchez: “La radicalización de la oposición alimenta a la ultraderecha” - El Pais

Sánchez acusa a Casado de "radicalizar" al PP y le exige que "recupere la moderación" - El Mundo
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Tutte le notizie sui movimenti di estrema destra in Europa

Negli ultimi giorni, molti media si sono occupati dell’incontro fra Marine Le Pen, leader del partito francese, Rassemblement National, e il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, a Roma. Alcune testate hanno anche trattato nuovamente la nascita e crescita dell’internazionale populista di destra in Europa.

Le Pen voyage à Rome pour afficher sa proximité avec Salvini - Le Monde

Salvini e Le Pen all'attacco dell'Ue. E lanciano il "Fronte della libertà" alle prossime elezioni europee - Repubblica

Va-t-on vers une organisation européenne national-populiste? - Iris

Trust in Europe’s illiberal governments grows - Financial Times

Al di là dell’incontro Salvini-Le Pen, ci sono alcune notizie legate agli sviluppi dei movimenti di estrema destra in Europa che sono passate inosservate.

Le azioni “dorate” di Orban

In Ungheria, il Primo ministro, Viktor Orban, ha negato l’organizzazione di manifestazioni contro il Presidente turco, Ergodan, in visita a Budapest.

Viktor Orban, Primo ministro ungherese
Viktor Orban, Primo ministro dell’Ungheria

Inoltre, lo stesso Orban ha recentemente inviato una lettera al partito neo-nazista greco, Alba Dorata. Nella corrispondenza, il leader ungherese  ha ringraziato il Partito greco per averlo sostenuto nelle votazioni sull’attivazione dell’art. 7 dei Trattati europei contro l’Ungheria.

Vor Staatsbesuch: Ungarns Regierung verbietet Proteste gegen Erdogan - Der Spiegel

Hungary’s Orbán thanks Greek far-right Golden Dawn for its support - Euractiv
Guarda il video di sintesi

I movimenti e il panorama dell’estrema destra in Germania

In Germania, desta ancora preoccupazione la realtà di Chemnitz. Si tratta della cittadina dove, qualche settimana fa, si sono susseguite manifestazioni infiltrate da movimenti di estrema destra. Più nel dettaglio, la polizia ha da poco smantellato un’organizzazione terroristica, ideologicamente di destra, dal nome “Revolution Chemnitz“.

Neonazi-Treffen in Apolda: Rechte werfen Steine auf Polizisten, acht Beamte verletzt - Sueddeutsche Zeitung

Terrorgruppe "Revolution Chemnitz" : Rechtsradikaler Umsturz geplant - Sueddeutsche Zeitung

Rechtsextremismus: "Teile der rechtsradikalen Minderheit sind zu allem fähig" - Sueddeutsche Zeitung 

Rechtsextremismus: Wegen „Revolution Chemnitz“ – SPD fühlt sich im Fall Maaßen bestätigt - Handelsblatt
La cittadina tedesca di Chemnitz vista dall'alto. Chemnitz è detta anche "Karl Marz Stadt"
La cittadina tedesca di Chemnitz vista dall’alto

Nella regione Sachsen-Anhalt, invece, un gruppo di estremisti ha accoltellato un giornalista. Secondo i media, durante il fatto, gli assalitori si sarebbero esibiti anche nel saluto romano.

Germany's Extremism Problem: Officials Zero In on Neo-Nazi Terror Cell - Der Spiegel

Rechtsextreme Attacke: Journalist in Sachsen-Anhalt niedergestochen - Frankfurter Allgemeine Zeitung
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Catalogna: ecco cosa è successo dopo l’anniversario 1-O del referendum

Settimana scorsa, a un anno di distanza dal referendum catalano del 2017, gli indipendentisti della Catalogna sono nuovamente scesi in piazza nella città di Barcellona sotto l’acronimo 1-O (“1 ottobre”). Inoltre, gli ultimi dieci giorni di politica spagnola hanno visto susseguirsi scambi di battute, a tratti duri, tra Madrid e le autorità catalane. Fino a un colpo di scena finale.

Spanish PM to Catalan premier: “Violence is not the way” - El Pais

Spanish PM: Catalan politics belong ‘in parliament’ - Politico

Catalan leader issues ultimatum to Madrid for independence vote - Financial Times

Spanish government to Catalan leader: “We don’t accept ultimatums” - El Pais

El referéndum del 1-O también fue 'fake news' - El Mundo
Scaramucce tra Catalogna e Madrid

Nel giorno dell’anniversario del referendum – e in quelli immediatamente successivi – il Primo ministro socialista, Pedro Sánchez (PSOE), ha cercato di tenere sotto controllo la situazione. Alcune proteste, coordinate in molte occasioni dai CDS, i Comitati di difesa della Repubblica catalana, sono sfociate in scontri violenti.

La posizione moderata del Primo ministro è significativa se si pensa che, oltre agli atti di violenza, anche il Presidente catalano, Quim Torra, è tornato a usare parole forti in occasione delle celebrazioni dell’anniversario. Più nel dettaglio, Torra ha parlato dell’organizzazione di un nuovo “referendum” e di “ultimatum” per Madrid.

Las movilizaciones por el 1-O, en imágenes - El Pais

Quim Torra se reunió con los CDR para fijar una estrategia común - El Mundo

La universidad catalana reclama "libertad ideológica" en los campus - El Mundo

División en el soberanismo: Gabriel Rufián advierte a Quim Torra que "los ultimátums los carga el diablo" - El Mundo

Di fronte alle manifestazioni e alle parole del leader catalano, è intervenuto anche il Segretario generale del partito Ciudadanos, Albert Rivera. Quest’ultimo ha chiesto al Primo ministro di attivare nuovamente il noto articolo 155.

L’applicazione di questa norma prevederebbe una forte riduzione dell’autonomia operativa delle istituzioni  regionali catalane. Anno scorso, il 155 era stato attivata dall’ex-Primo ministro conservatore, Mariano Rajoy (PP), in seguito al referendum illegale per organizzare nuove elezioni in Catalogna. Dopo l’insediamento del nuovo governo regionale, la norma ha però perso effetto.

Rivera ha anche proposto di modificare la legge elettorale. Questa azione servirebbe a diminuire l’influenza dei partiti nazionalisti nel Parlamento nazionale. Si tratta di un dettaglio imporante. Attualmente, i deputati indipendentisti presenti nella Camera, stanno infatti utilizzando il voto sul bilancio annuale nazionale per fare leva su Madrid.

Ma per il momento, il Primo ministro spagnolo sembra convinto nel proseguire con la nuova politica “di distensione”.

Rivera quiere que el Congreso inste al Gobierno a aplicar el 155 en Cataluña - El Pais

La crisis secesionista evidencia la falta de rumbo de Torra - El Pais

Rivera emplaza a Casado a modificar la ley electoral contra los nacionalistas para evitar que "condicionen gobiernos" - El Diario

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Il fenomeno migratorio in Europa: analisi dell’opinione pubblica

A tre anni di distanza dall’inizio di quella che è stata definita “crisi migratoria”, il tema dell’immigrazione continua a essere al centro del dibattito pubblico non solo italiano, ma anche di molti altri Paesi dell’Unione Europea. Nel settembre 2018, i Primi ministri e Capi di Stato dei 28 Paesi dell’Ue si sono riuniti per un incontro informale nella città austriaca di Salisburgo per discutere, ancora una volta, la definizione di un piano comunitario condiviso. Nonostante ciò, è difficile intravedere i contorni di un’azione congiunta. Con ogni probabilità, la discussione e i conflitti fra interessi delle diverse aree e Stati dell’Ue si prolungheranno almeno fino alle prossime elezioni del Parlamento Europeo del maggio 2019, se non oltre.
In questo articolo, elaborando i dati Eurobarometro e Project28, viene delineato il quadro dell’opinione pubblica europea in merito al tema dell’immigrazione.

Migrazioni intra-Ue VS immigrazione extra-Ue

Innanzitutto, è naturale chiedersi se, al di là della politica, l’immigrazione sia effettivamente sentita come un problema dai cittadini Ue. A tal proposito, è bene fare una prima distinzione fra “migrazione intra-Ue” (ovvero, tra Paesi europei) e “migrazione extra-Ue” (ovvero, i flussi di entrata provenienti da Paesi terzi, non aderenti all’Unione).
La Figura 1 riporta dati Eurobarometro registrati tra il 2014 e il 2017. Si nota chiaramente come le migrazioni fra Paesi Ue siano viste con favore da più di due terzi dei cittadini europei (nel grafico, si cumulino le voci “positive” e “very positive”). Non solo: la dinamica degli ultimi 4 anni, indicherebbe addirittura un crescente supporto a tale fenomeno, chiamato anche “mobilità di studenti e lavoratori”.
Del resto, quello della “libera circolazione all’interno dei confini Ue” rimane di gran lunga il nocciolo dell’integrazione europea agli occhi di molti cittadini dell’Unione. A tal proposito, la Figura 2 illustra le risposte date dagli intervistati alla domanda “che significato ha per te l’Unione europea?”.
Detto ciò, il quadro cambia radicalmente quando, al centro del focus di analisi, si pone la questione delle migrazioni in senso più generale e, soprattutto, il fenomeno dell’immigrazione extra-Ue. Un report del think tank Bruegel ha ben evidenziato questa differenza.
Nella Figura 3 riportiamo un grafico che mostra appunto quanto l’interpretazione positiva del fenomeno migratorio valga soprattutto quando si parla di libera circolazione all’interno dei confini dell’Unione dei cittadini comunitari. Più nel dettaglio, nel grafico, la retta a 45° rappresenta i punti per cui il supporto all’immigrazione intra-Ue (libera circolazione) ed extra-Ue sarebbe egualmente gradita. Il collocamento di tutti i Paesi Ue alla destra di tale retta dimostra uno sbilanciamento. In termini numerici, il livello medio di supporto per l’immigrazione intra-Ue si attesta al 64%, rispetto a un 39% a favore dell’immigrazione extra-Ue.

Perché i migranti cercano di raggiungere l’Europa?

I dati Eurobarometro non sono gli unici a documentare la preoccupazione degli europei rispetto all’arrivo di persone da paesi terzi. Dal 2016, la fondazione Századvég, un think tank indipendente ungherese conduce, nell’ambito del progetto Project28, sondaggi per comprendere le opinioni dei cittadini di tutti i Paesi UE rispetto ad alcune tematiche sociali chiave.

Verso Brexit: le notizie degli ultimi giorni per non perdere il filo

La notizia calda di oggi è che il Partito nazionalista scozzese (SNP) ha preso una posizione dura contro il Primo ministro britannico, Theresa May (Partito conservatore). Più precisamente, l’SNP ha annunciato che voterà contro l’accordo sulla Brexit a Westminster se il Governo non riuscità a garantire la permanenza del Regno Unito nel Mercato unico o nell’Unione doganale.

Il Primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon (SNP), ha ribadito che appoggerebbe un secondo referendum sulla Brexit. Non è chiaro però, se questo potenziale (ma improbabile) secondo voto verrebbe legato a una nuova consultazione sull’indipendenza della Scozia dal Regno Unito. Intanto, sabato scorso, migliaia di cittadini hanno riempito le strade di Edimburgo per rivendicare un affrancamento da Londra.

Scottish independence supporters rally in Edinburgh - The Guardian

SNP could back second Brexit referendum tied to independence vote - The Guardian

SNP delivers Brexit ultimatum to Theresa May - The Guardian
Brexit, che impresa

L’altra notizia di questo inizio settimana riguarda il livello di preoccupazione delle imprese britanniche rispetto alla Brexit. Secondo uno studio della società di consulenza, Deloitte, sarebbe al livello “più alto” dal voto del 2016.

Brexit anxiety for businesses 'at highest since referendum' - The Guardian

Nonostante i nervi tesi tra “britannici”, negli ultimi dieci giorni, i toni  tra Bruxelles e Downing Street sono stati quasi “conciliatori”. Per esempio, il Presidente della Commissione europea (CE), Jean Claude Juncker, ha detto che è possibile raggiungere un accordo entro qualche settimana.

Ma, alla luce di quanto scritto sopra, rimane centrale la questione: che tipo di accordo arriverà sui banchi del Parlamento di Londra? E chi voterà a favore? Il Parlamento britannico dovrà infatti approvare qualsiasi tipo do accordo sulla Brexit.

EU-Austritt Großbritanniens: Juncker rechnet mit Brexit-Einigung in wenigen Wochen -  Der Spiegel
Nei corridoi di Westminster

Secondo un report del The Guardian, di fronte alle preoccupazioni e possibili defezioni, da un lato, dell’SNP, e, dall’altro, di numerosi conservatori che vorrebbero, invece, un’uscita senza se e senza ma dall’Ue, Theresa May avrebbe avviato una campagna di corteggiamento dei deputati del partito di opposizione laburista.

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Europa politica: l’essenziale della settimana

In Polonia, il PIS, il partito conservatore attualmente al governo, continua a fare il pieno di consensi. E ciò, nonostante la cattiva reputazione in Europa dovuta alle infrazioni contro i principi dello stato di diritto. Sollecitata dalla Commissione europea (CE), la Corte di giustizia europea di Strasburgo ha avviato una pratica per valutare se la recente riforma della giustizia approvata da Varsavia, è conforme ai principi contenuti nei Trattati europei

Poland’s ruling conservatives far ahead in new poll - Radio Poland 

EU-Kommission: Im Streit mit Polen reicht Brüssel Klage beim EuGH ein - Handelsblatt
Dubbio Merkel, i Verdi volano e l’AFD fa paura

In Germania, si attendono le elezioni in Baviera. Il partito social-conservatore bavarese, CSU, alleato storico della CDU di Angela Merkel, rischia di ottenere il peggior risultato della sua storia.

Im Fall einer Wahlschlappe: CSU will Parteichef Seehofer ausbooten - Der Spiegel

Politik der CSU ist nicht mehr bürgerlich und konservativ - Die Welt 

Umfrage zur Landtagswahl: CSU auf Rekordtief in Bayern - nur noch 33 Prozent - Der Spiegel

Ma è l’intero panorama politico nazionale tedesco ad essere in trasformazione. In particolare,  cambia il peso relativo dei partiti. I Verdi sembrano guadagnare sempre di più in termini di consensi e iscritti, di fronte alla parallela ascesa dell’Alternativa per la Germania (AFD).

SPON-Umfrage: Union fällt auf 27 Prozent, SPD und AfD gleichauf - Der Spiegel

Grüne überholen SPD und sind jetzt zweitstärkste Partei - Die Welt

Mitgliederwachstum: Grüne haben erstmals mehr als 70.000 Mitglieder - Die Zeit

Roba di poco conto, se si considera che si discute addirittura del futuro di  Merkel. Più nel dettaglio, di chi potrebbe prendere il suo posto alla guida della CDU. E pensare che, una nuova ricerca PEW documenta che Merkel è, insieme al Presidente francese, Emmanuel Macron, il leader più popolare al mondo.

In realtà, la leadership della Cancelliera nel partito sembra ancora salda, ma, a dicembre, il mandato dovrà essere rinnovato ufficialmente. L’appuntamento è per il Congresso della CDU che si terrà ad Amburgo.

Merkel and Macron world's most popular leaders - EuObserver 

Viele in der CSU halten Merkel noch für eine gute Kanzlerin - Die Welt 

Dieser Völkerrechtler will den CDU-Vorsitz von Merkel übernehmen - Die Welt

Businessman to challenge Angela Merkel for party leadership - Politico 

CDU: Röttgen greift Merkel an - Sueddeutsche Zeitung
In Europa, il populismo bussa alla porta

Lunedì mattina, la fondazione Bertelsmann ha pubblicato un rapporto sulle crescenti tendenze populiste dell’elettorato tedesco. Il Presidente della Repubblica Federale tedesca, Walter Steinmeier, ha affermato che riscontra un odio diffuso nella società tedesca. Del resto, tra le fila della CDU/CSU, qualcuno prova il flirt con il partito di estrema destra, AFD.

Ma la maggioranza del partito, a partire da due figure di primo piano, come Wolfgang Schäuble (CDU) e Horst Seehofer (CSU), esclude un’ipotesi del genere. Nonostante ciò, il Partito socialdemocratico (SPD), attuale partner nella coalizione di Governo della CDU/CSU, ha chiesto ai conservatori di prendere ufficialmente le distanze dall’AFD.

Bundespräsident Steinmeier beklagt „diffusen Hass“ in der Gesellschaft - Franfurter Allgemeine Zeitung

Union: Lars Klingbeil fordert von CDU Abgrenzungsbeschluss zur AfD - Die Zeit

La fondazione Bertelsmann avvisa Merkel & co: “Fate come Macron, per combattere il populismo siate europeisti”

Il nuovo rapporto “Barometro sul populismo 2018” realizzato dalla Fondazione Bertelsmann in collaborazione con il centro di ricerca WZB, Infratest dimap, e presentato lunedì mattina a Berlino, invita i partiti tradizionali tedeschi a puntare sull’europeismo per affrontare le crescenti tendenze populiste nel Paese.

Il nuovo rapporto “Barometro sul populismo 2018” realizzato dalla Fondazione Bertelsmann in collaborazione con il centro di ricerca WZB, Infratest dimap, e presentato lunedì mattina a Berlino, invita i partiti tradizionali tedeschi a puntare sull’europeismo per affrontare le crescenti tendenze populiste nel Paese.

Nel rapporto si legge che “rinunciare a una campagna esplicitamente pro-Europa rappresenta un’occasione mancata di mobilitazione” per la classe politica. Eppure, come avvenuto in occasione delle elezioni federali del 2017, “i partiti tradizionali [tedeschi] sono reticenti nel seguire il Presidente francese Emmanuel Macron sul cammino verso una maggiore integrazione europea”.

Secondo i risultati del sondaggio, nessun tema politico avrebbe attualmente un effetto di mobilitazione tanto positivo sul fronte degli elettori non-populisti, quanto quello dell’europeismo.

In media, un candidato politico tedesco riuscirebbe ad incrementare del 18% i consensi se esprimesse posizioni a favore del “rafforzamento della collaborazione nell’Unione europea”. Non solo: tale effetto positivo si estenderebbe anche agli elettori populisti con un aumento calcolato in una forbice tra il 3% e il 6%.

Quali sono i partiti che guadagnerebbero di più da una posizionamento deciso a favore dell’UE in Germania? In ordine di impatto: il centro-destra (CDU/CSU) di Angela Merkel, i social-democratici (SPD) e i Verdi (Bündnis 90/Die Grünen).


Il video della presentazione dello studio della Bertelsmann Stiftung (lingua: tedesco)

L’unico partito che avrebbe qualcosa da perdere a causa di una tale strategia è il partito della destra radicale, Alternativa per la Germania (AFD).

Lo studio invita quindi soprattutto il partito di Angela Merkel a non lasciarsi andare ad una concorrenza su toni populisti con l’AFD.

Nonostante l’analisi sottolinei come, in generale, gli elettori tedeschi e, soprattutto, “quelli di centro, stiano diventando sempre più populisti– è questa, infatti, la notizia che è stata rilanciata dalla maggior parte dei media tedeschi, come Die Welt e Handelsblatt – la base storica della CDU è sempre meno in linea con questa forma di radicalismo. Ne consegue che, per rincorrere l’elettorato populista centrista, il partito di Merkel “rischia di perdere la propria base di elettori non populisti, a favore dei Verdi”.

Da Calcutta alla Finlandia, passando per i The Zen Circus: le identità locali contano

Basta ascoltare i testi o le interviste per rendersi conto di quanto questi artisti siano mossi da ideali ben diversi, se non radicalmente progressisti. Ma ciò non toglie che il malessere, la nostalgia di un mondo più “a misura d’uomo”, o, forse, più correttamente, la “dignificazione della dimensione locale” scandiscano i testi dei cantautori contemporanei.

Edoardo d’Erme, in arte Calcutta, è uno dei personaggi di primo piano della scena musicale indipendente di questo decennio, genericamente apostrofata con il termine “indie”. Settimana scorsa, Calcutta ha fatto il pienone raccogliendo quasi 20mila fan allo stadio Francioni di Latina dove ha portato il suo ultimo disco. In un breve servizio realizzato dal gruppo editoriale GEDI, La Repubblica ha intervistato alcuni fan del cantantautore, presenti allo stadio già dalle prime ore. Al minuto 03:22 del video, incalzati dalle domande del giornalista, due ragazzi definiscono il genere indipendente così: “L’indie? Si tratta dell’esaltazione della Provincia”.

Un’affermazione qualunque, non fosse che, la sera primail gruppo pisano, The Zen Circus, in tour con l’ultimo album Il fuoco in una stanza e ospite del fetival di arte, cultura, sport e spettacolo, “Arde Forte”, aveva toccato lo stesso tema. Dal palco del Forte Ardeatino di Roma, il leader del gruppo, Andrea Appino, e i suoi colleghi hanno scherzato, negli interludi fra un brano e l’altro, sull’importanza dell’identità provinciale.

Vasco Brondi, Le luci della centrale elettrica, CC Flickr: Angela Schlafmütze

Del resto, basta scorrere rapidamente i testi di altri autori della stessa generazione, per veder emergere testimonianze simili un po’ ovunque. Viene in mente, per esempio, La Terra, L’Emilia, La Luna di Vasco Brondi (Le luci della centrale elettrica) e ancora, dello stesso autore, il recente brano, Nel profondo Veneto. Per non parlare del fenomeno Liberato, esaltazione dell’identità partenopea adattata agli anni 2010.

Insomma, se due indizi fanno una prova, la rivendicazione dell’identità locale è uno dei fili rossi che lega le esperienze musicali di questa generazione di artisti indipendenti. E, forse, non è una casualità.

Se è legittimo sostenere che possa esistere un legame tra l’evoluzione della società e delle dinamiche politiche, da un lato, e quelle artistiche, dall’altro, il riferimento costante alla Provincia può essere interpretato come manifestazione di un desiderio recondito, ovvero quello di “comunità” e di “radicamento territoriale”. In termini assoluti, si tratta di un sentimento che si è scontrato (e si scontra tutt’ora) spesso e volentieri (ma non necessariamente) con quello dell’universalismo e del cosmopolitismo.

Cosa c’entra con la politica? In Europa e nel mondo, i vari fenomeni Trump, Le Pen, Wilders, AFD, Salvini sono stati interpretati da molti come espressione di una resistenza degli individui di fronte al “caos della globalizzazione”, un grido di “orgoglio” e “identità”. Calcutta, Brondi, o i The Zen Circus sono quindi espressione della destra conservatrice? Niente affatto. Basta ascoltare i testi o le interviste per rendersi conto di quanto questi artisti siano mossi da ideali ben diversi, se non radicalmente progressisti. Ma ciò non toglie che il malessere, la nostalgia di un mondo più “a misura d’uomo”, o, forse, più correttamente, la “dignificazione della dimensione locale” scandiscano i testi dei cantautori contemporanei.

Tornando sul piano politico, la distanza fra gli immaginari dei cittadini dei centri metropolitani e delle aree rurali è una delle, se non la principale, spaccatura che forgia il conflitto sociale contemporaneo.

Ha influenzato la Brexit (con Londra e il nord del Regno Unito su posizioni opposte), ha portato Trump ad essere Presidente del paese più ricco al mondo e contribuisce, tutt’oggi a plasmare gli elettorati di destra e sinistra in molti paesi dell’Ue.

Al netto di posizionamenti ideologici opposti (destra e sinistra), di trame narrative che vogliono il “popolo” avversario delle “élites” (populismo), gli interessi delle aree rurali e delle grandi città sembrano divergere sempre di più. Si tratta di un conflitto inevitabile?

Sul deficit della Francia, Borghi (Lega Nord) ha ragione

«Negli ultimi dieci anni, la Francia ha sempre presentato conti pubblici in deficit».

In un’intervista rilasciata a Repubblica Claudio Borghi, economista e deputato eletto nelle liste della Lega Nord, ha affermato «negli ultimi dieci anni, la Francia ha sempre presentato conti pubblici in deficit».

L’osservazione è stata fatta nel corso di uno scambio di battute riguardo al peso del debito pubblico italiano sull’economia del Belpaese e all’efficacia del sistema di goverance economica europea.

Verifichiamo, aggiungendo anche un confronto con la performance italiana.

La valutazione di Borghi è corretta?

Tramite la piattaforma Eurostat è possibile estrarre i dati della performance dei Paesi Ue in termini di surplus/deficit di bilancio e crescita del debito pubblico (i riferimenti legislativi rispetto alle definizioni di deficit e surplus valide nel contesto della governance europea sono contenute nel regolamento del Consiglio dell’Ue n° 479 del 2009).

La figura che segue mette a confronto i saldi del bilancio pubblico di Italia e Francia tra il 2006 al 2017 (ultimo anno per cui sono disponibili i dati), e più precisamente il rapporto tra deficit e PIL.

(Continua su Pagella Politica)

Compagno “mainstream”, sono un elettore italiano, populista e di sinistra

Rispetto al “compagno mainstream”, il “populista tipo” di sinistra nostrano ha una maggiore probabilità di aver sperimentato sulla propria pelle un periodo di disoccupazione nel corso dell’ultimo anno. In linea generale poi, è meno interessato alla politica e valuta in maniera più negativa lo stato dell’economia italiana. Infine, sotto ai trent’anni, nel Belpaese, sembrebbe essere in buona compagnia: il 20% degli elettori nella fascia 18-29 è definibile come un populista di sinistra (maggioranza relativa).

Rispetto al “compagno mainstream”, il “populista tipo” di sinistra nostrano ha una maggiore probabilità di aver sperimentato sulla propria pelle un periodo di disoccupazione nel corso dell’ultimo anno. In linea generale poi, è meno interessato alla politica e valuta in maniera più negativa lo stato dell’economia italiana. Infine, sotto ai trent’anni, nel Belpaese, sembrebbe essere in buona compagnia: il 20% degli elettori nella fascia 18-29 è definibile come un populista di sinistra (maggioranza relativa).

Sono alcuni dati che emergono dallo studio “In Western Europe, Populist Parties Tap Anti-Establishment Frustration but Have Little Appeal Across Ideological Divide”, del PEW Research Center e curato da Katie Simmons, Laura Silver, Courtney Johnson, Kyle Taylor and Richard Wike.

Come indica il titolo dell’analisi, gli autori scrivono che, in Europa, le preferenze ideologiche degli elettorati sono ancora più rilevanti dei tratti populisti (o meno) degli stessi, nell’influenzare i risultati elettorali e le posizioni su determinate politiche economiche e sociali.

Nonostante ciò, la ricerca permette di dettagliare come, un giovane populista italiano qualsiasi – chiamiamolo Antonio per facilitare la descrizione – si distingua, o meno, dal compagno tradizionale, in merito a una serie di questioni.

L’identikit del populista di sinistra

Per esempio, Antonio è più o meno allineato con i compagni di partito per quanto riguarda il supporto a un’affermazione tipo, quale: “è reponsabilità del governo di garantire uno standard di vita decente per tutti i cittadini”. In realtà, a spaccare il capello in quattro, la probabilità che Antonio sia d’accordo è del 77%, rispetto al 74% dei suoi alter-ego.

“Differenze” dello stesso ordine di grandezza si riscontrano sia in merito all’affermazione “a gay e lesbiche dovrebbero essere riconosciuto il diritto di adottare bambini”, sia con riferimento alle tematiche migratorie. Riguardo a quest’ultimo punto, insieme ai militanti “pù istituzionali”, Antonio si contraddistingue per posizioni piuttosto solidali: solo nel 22% dei casi afferma che “gli immigrati sono un peso per la nostra economia perché ci riubano il lavoro” (mainstream=18%); allo stesso tempo, un populista di sinistra su tre, ritiene che la presenza degli stranieri aumenti il rischio di attentati terroristici (mainstream=30%); infine, nel 63% dei casi Antonio pensa che, per il bene della società, sia necessario che i nuovi arrivati debbano adattarsi agli usi e costumi tradizionali (mainstream=61%).

Dove sono le differenze allora? In primo luogo, Antonio tende a difendere meno l’autonomia della donna nella vita di coppia. Se il 60% dei compagni tradizionali è d’accordo sul fatto che, per la vita di famiglia, è meglio che le donne abbiano un impiego a tempo pieno, Antonio concorederebbe nel 51% dei casi. Inoltre, Antonio, è, in media, meno disposto a regolamentare le aziende private nell’economia: la proporzione, in questo caso, è di 61% a 76%.

Le divergenze diventano piuttosto importanti quando si parla di “fiducia nel sistema istituzionale”. Sebbene, in generale, nel Belpaese, il livello sia piuttosto basso, solo l’8% delle volte, Antonio, nutre fiducia nel Parlamento nazionale (i compagni tradizionali si collocano al 20%).

E l’Europa? Solo metà dei populisti di sinistra del Belpaese ritengono che la partecipazione all’Ue sia stata benefica per l’economia italiana, a differenza del 67% dei colleghi mainstream. In maniera complementare, una maggioranza assoluta dei primi vorrebbe ritrasferire alcuni poteri comunitari al livello nazionale (a fronte di un 46% dei secondi).

Per chi vota Antonio? Di sicuro apprezza poco il Partito democratico: solo nel 39% dei casi lo vede di buon occhio. E, piuttosto, voterebbe Grillo (44%). Esattamente il contrario farebbero i colleghi più tradizionali: solo il 24% voterebbe il M5S, ben il 53% il PD.

Uno studio da prendere con le pinze

Ovviamente lo studio va preso con le pinze, ma, almeno in parte, fornisce dati interessanti sulla composizione degli elettorati nei diversi Paesi, nonché delle spaccature fra fronti populisti e non. Inoltre, uno dei meriti dell’analisi è di non relegare il populismo a una parte politica precisa, bensì di incorporare questa dimensione all’interno di preferenze politiche di sinistra, centro e destra.

Più nel dettaglio, la ricerca del PEW ha visto somministrare un sondaggio a 16.114 cittadini di sei Paesi dell’Europa occidentale, tra il 30 ottobre 2017 e il 30 dicembre 2017. L’obiettivo è stato quello di capire come l’incrocio tra posizionamento ideologico e tendenze populiste individuali modifichino e caratterizzino le preferenze in merito a politiche, istituzioni, partiti politici e valori in otto Paesi Ue (Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Francia, Germania, Spagna, Italia e Regno Unito)

Per determinare il collocamento politico degli intervistati, a ogni persona è stato chiesto di collocarsi autonomamente lungo lo spettro sinistra-centro-destra. Il carattere “populista” è stato invece intercettato attraverso due domande specifiche legate alle preferenze “anti-classe dirigente”:

  • Q26. Le persone comuni farebbero un lavoro migliore nel risolvere i problemi del Paese, rispetto agli eletti ufficiali / non farebbero …
  • Q27. La maggior parte degli eletti ufficiali si interessa a quello che pensano i cittadini / non si interessa …

La seguente tabella illustra la composizione precentuale degli elettorati secondo la metodologia appena descritta. Una trattazione giornalistica dello studio in inglese si puà leggere su Euractiv.

Sinistra populista Sinistra mainstream Centro populista Centro mainstream Destra populista Destra mainstream Non allineati
Danimarca

6

20 8 19 9 31 7

Francia

11 13 1 21 12 19

13

Germania

5 17 14 37 6 14 7

Italia

8 14 12 17 18 16

17

Paesi Bassi

5 19 7 23 12 30

5

Spagna

13 11 17 21 11 18

9

Svezia

2 20 4 25 4 37

8

Regno Unito 9 16 13 19 10 24

9